venerdì 22 aprile 2022

...e alla fine arrivano i conti

 Eh già. Ho scaricato poco fa il resoconto delle vendite che l'editore mette a disposizione degli autori, forse è addirittura aperto a tutti, va beh, non cambia nulla.

Cosa mi aspettavo? Non avevo ben chiara una cifra, diciamo che speravo di girare intorno alle 100 copie vendute, tra cartaceo ed ebook. Ahia, ci sono andato lontano, molto lontano. Il totale delle vendite fino al 31/12/2021 è di pochi...davvero pochi...

 In effetti speravo in qualcosa di meglio. A prescindere se si tratti di un capolavoro o meno, e sicuramente sono lontano anni luce dallo scrivere qualcosa che possa considerarsi un capolavoro, il passaparola, anche di prima mano, ovvero il mio verso amici e conoscenti, non è che abbia funzionato un granchè.

Che poi, è vero che il cartaceo ha un costo alto, ma gli ebook ormai vanno via come il pane; oggi, per esempio, vedo che Amazon vende "Punto a Capo" ( perchè è di questo che sto parlando ) a 2,79 euro...una cifra che, senza voler fare i conti in tasca a nessuno, di norma, per quanto mi riguarda, mi porta a togliermi anche quel minimo di curiosità che un titolo o un autore mi ispira. E quindi a quei costi compro sempre qualcosa.

E invece nada. Neanche questo ha smosso i miei più affezionati lettori.

Va beh, è così che doveva andare. Del resto è anche vero che scrivo prima di tutto per me stesso, quindi alla fine sono contento e soddisfatto lo stesso quando, al termine del mio lavoro, rileggo il tutto e ritengo il risultato soddisfacente. Che poi soddisfi solo me è forse un mio problema. Non sono molto oggettivo nella valutazione dei miei romanzi. E niente. Come una stella cometa dall'aria emaciata, ho attraversato il favoloso mondo dell'editoria senza lasciare traccia. Ma la vita è anche questa. Stare in pace con se stessi è già un traguardo mica da ridere da raggiungere. Yoda direbbe : "Fare o non Fare. No, provare". Ecco. Io fare. Poi andare come andare.

saluti e baci


venerdì 3 dicembre 2021

Ho imparato

 Sono passati davvero tanti anni da quando ho iniziato a lavorare. Era un'altra era geologica, non c'erano i personal computer, non c'era internet. I cellulari erano degli scatoloni che pesavano come una di quelle valigie che da piccolo mia mamma preparava per andare in vacanza. I tempi di risposta tra noi esseri umani erano umani, nel senso che non venivano misurati da una macchina in millisecondi, ma ci si dava il tempo di leggere la comunicazione dell'urgenza, capirla e trovare una risposta adeguata. Senza per questo venir "pingati" ogni 3 secondi per sapere "A che punto sei ? Fatto ? Finito ?"

Che poi non si trattava quasi mai di vere urgenze, ma a qualcuno piaceva nominarle così, forse per darsi un tono di importanza.

Mi rendo conto con un brivido nella schiena che la parte della mia vita dedicata al lavoro ha ampiamente superato l'altra parte, quella della scuola e della spensieratezza, come si dice in questi casi : ne è passata dibirra dalle mie reni e di byte sotto i miei stanchi occhi miopi.

Ci sono stati momenti buoni e momenti meno buoni. Ma ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, mi sono sempre "portato a casa" un piccolo mattoncino di sapere, che poi mi tengo lì per l'attività successiva, tanto esistono una serie di situazioni che si ripetono sempre e inesorabilmente, anche cambiando drasticamente gli ambiti dei progetti.

 E questa dei cicli e ricicli è una delle cose  che ho imparato, ma ne ho imparate anche molte altre.

Ho imparato.

Ho imparato che quando lavori in un progetto di...BRUTTO, e pensi che peggio di così non possa andare, che il prossimo progetto sarà certamente migliore, ecco...il progetto successivo sarà un altro progetto di...BRUTTO e forse ancora più di BRUTTO del precedente.

Ho imparato.

Ho imparato che nei progetti difficili si fa una gran fatica, che a volte sembra schiacciarti e toglierti il respiro. Ma se condividi la fatica con gli altri componenti del team, beh, si fa tutti un po' meno fatica, e le sensazioni di oppressione e schiacciamento quasi se ne vanno. Ho detto quasi.

Ho imparato.

 Ho imparato che esistono solo due tipi di problemi. Quelli irrisolvibili, quindi è inutile perderci del tempo. E quelli che hanno una soluzione. Alcuni problemi possono essere mostruosi, apparire come un Frankestein dagli occhi iniettati di sangue, il naso adunco, il corpo muscoloso ed enorme. Questi problemi bisogna scomporli, proprio come Frankestein. Cancelli gli occhi, e li metti da parte. Cancelli il naso e lo metti da parte e così pure il corpo muscoloso. E poi se ne prende in carico uno alla volta. Un naso che paura può fare ? Un braccio, per quanto grosso, può mai far entrare la paura in questo Dojo ? No, Sensei.

Ho imparato.

Ho imparato che quattro slide ben disegnate possono aprire diverse porte, ma un Grazie, un per favore e un sorriso sicuramente aprono infiniti portoni, e per quanto mi riguarda, costano molta meno fatica.

Ho imparato che il cliente è come un bambino. E allora mi voglio rifare al titolo di un libro di una famosa psicoterapeuta infantile inglese : "I no che aiutano a crescere". E allora coraggio, facciamoli crescere i nostri clienti, diciamogli qualche no, vedrete che ometti e donnine migliori diventeranno.

 Ho imparato che la frase "Tutti sono utili ma nessuno indispensabile" è proprio una cazzata. Lo so, si dice sul lavoro e non si dovrebbe generalizzare, ma...beh, per me è così. Conosco persone inutili, ma soprattutto esistono le persone indispensabili. Me ne vengono in mente alcune, poche ma senza le quali la mia vita varrebbe come una presa schuko sulla spiaggia di cala Ginepro in estate.

Ho imparato questo e altro. Ho imparato che quando hai bisogno è giusto chiedere, quando hai qualcosa da dare e da insegnare è giusto farlo, dare e insegnare mi hanno fatto crescere e migliorare, non come professionista, ma come uomo.

Ho imparato che prima di numeri e "risorse" si deve parlare di donne e uomini, che spesso è troppo facile giudicare male gli altri ed assolvere prontamente sè stessi. Ho imparato che le risposte alle provocazioni e all'arroganza sarebbero da restituire "di pancia", ma noi siamo migliori di loro, e di conseguenza lo saranno le risposte.

Quante cose ho imparato, il più è ricordarsele tutte e tutte le volte che ne ho bisogno. Ecco, questo è un altro problemino...la memoria che vacilla, la stessa memora che ti fa ricordare il bigliettino che ti scrisse una compagna alle elementari e ti fa scordare cosa hai fatto ieri. Ho anche provato a scrivermi le cose per andarle a rileggere quando ne ho voglia, ma poi non trovo i bigliettini dove le ho scritte. Che brutta cosa.


 

la vita

 Le cose belle, si sa, prima o poi finiscono e spesso non ci si può fare proprio niente per evitarlo.

Ma la cosa da tenere sempre a mente, è che pure le cose brutte prima o poi finiscono, basta saper tenere duro e aspettare.

lunedì 19 luglio 2021

La musica che gira intorno

 Tra tutte le nobili arti umane, ugualmente importanti e meritorie, e mi riferisco alla pittura, alla scrittura, alla recitazione, alla scultura, all'arrangiarsi...beh dai, l'arte di arrangiarsi non la vogliamo considerare ? L'arte musicale è quella alla quale credo non potrei mai rinunciare. Certamente posso vivere senza entrare in una pinacoteca, senza teatro o film, senza paralizzarmi davanti ad una scultura di Michelangelo. Potrei forse non leggere e non scrivere per diversi giorni senza per questo farmi venire una crisi di identità.

Ma la musica. Non posso vivere senza. E attenzione, io ne capisco poco di musica, voglio essere sincero, davvero poco. Non ho per esempio un cantante preferito, o un gruppo per il quale impazzisco. Vado a momenti, a stagioni della vita. Il che vuole anche dire che oggi potrei ascoltare hard rock a manetta e domani spararmi due album dei Supertramp e sarei soddisfatto allo stesso modo.

Il fatto è che la musica mi circonda. Non perchè sia sempre con radio accesa o impantanato su youtube, no. E' molto più profondo il legame. Canto. Lo so a cosa state pensando e avete ragione. Cantare come faccio io sta alla musica come quando giocavo a pallone, in mezzo alla difesa, stavo a Beckenbauer/Baresi/Scirea.

Ma il punto è che canticchio sempre qualcosa e questo è proprio legato al fatto che la musica è sempre lì, mi accarezza leggera sulle spalle, mi sorride benevola, mi tiene compagnia. E io canto, a me che mi frega.

Ma non è tutto rose e fiori, perchè, sebbene io sia intonato, dotato di una voce assai gradevole e con un fisico scultoreo, le mie canzoni non sono sempre apprezzate in famiglia, anzi. Il che è strano, visto che, come dicevo prima, non canto neanche malaccio.

Ma in fondo, rispetto a tutto questo preambolo, è di altro che vi voglio parlare. Tutto questo era solo per dare evidenza del mio rapporto con la musica, e non c'è niente di segreto poi, perchè se avete avuto la fortuna ( ?!?!) di leggere le mie opere, già sapete quanto conti per me la musica. Ce n'è sempre nei miei romanzi.

E che dire di un film senza musica. Cosa sarebbe "Lo squalo" senza la musichetta che lo anticipa, o "Star Wars" o un "Lo chiamavano Trinità"....no ragazzi, non scherziamo. che mondo sarebbe senza Nutella, volevo dire senza Musica ?

Ma torno al punto, e nel frattempo mi rendo conto di aver iniziato tutti i capoversi con un bel "Ma".

Non so voi ma per quanto mi riguarda ci sono dei pezzi, ed in particolare quando sono live, che ascoltarli mi mette i brividi. E' proprio una sensazione di benessere fisico ed emotivo, una scarica forte che mi attacca dietro il collo e che mi pervade.

Non so da cosa dipenda, perchè si tratta di musica molto diversa tra un pezzo e l'altro ma quest brani, in questo momento mi vengono in mente questi ma ce ne saranno chissà quanti altri, mi regalano quell'emozione da occhio lucido.

Non vado in ordine di piacere, non vado in nessun ordine, li dico così come mi vengono.

In the air tonight di Phil Collins, versione live. Lui sale le scale e canta, intorno è buio, sotto il gruppo suona. La luce di uno spot lo segue fino a quando si vede la batteria, e lì il pubblico ha una prima esplosione di gioia, pura. E poi TU TU TUTU TUTU TUT TU...assolo di batteria. E io mi commuovo.

Sultans of swing dei Dire Straits, versione live. Il video che mostra un Mark Knopfler con fascetta elastica in fronte e polsini di spugna che piazza un assolo che dio....e io mi commuovo.

Halleluja, di Leonard Cohen cantata da Elisa. Boh, io è così che mi immagino il paradiso.

Whish you were here, David Gilmour in una versione unplugged. Brividi dalle prime due pizzicate di corda della chitarra.

Born to run, cantanta da Holly Johnson coi suoi Frankie goes to Hollywood. Wow.

Ghosts, di Bruce Springsteen. Mi dà veramente una carica difficile da spiegare. Saranno gli anni che passano..."I can feel the blood shiver in my bones"

You shook me all night long, AC/DC. Il paradiso me lo immagino anche così.

Insomma, toglietemi tutto ma non toccatemi la musica. E io continuo a canticchiare le mie canzonette, con una calamita che mi trascina verso gli anni '80 e '90 , ma senza disegnare anche qualcosa di più recente, perchè no, perchè la musica è come la Signora in giallo, come Chuck Norris, non ha età, non muore mai, risolve e picchia duro, ma è onesta e sincera. Sempre.

domenica 28 febbraio 2021

Punto a Capo

 Ebbene sì, è giunto in libreria il mio quarto romanzo.

E' stato un parto lungo, non travagliato e neanche faticoso, ma ce ne ha messo di tempo il pupo per mettere la testolina fuori dal guscio del file nel quale si era incastrato in modalità podalica.

Credo di aver scritto le prime parole di Punto a Capo sette o otto anni fa, ne ho scritto circa la metà, fermando le mie dita sulla tastiera con uno sguardo bovino, perchè ero tra il perso e il molto indeciso sul finale.

Avevo in mente un certo tipo di chiusura, volta più verso il dramma, ma un'altra parte di me avrebbe preferito un bel finale da commedia romantica. E allora che fare ? Niente, mettere il testo da parte e dimenticarsene. Cioè, non so se è esattamente questo che si dovrebbe fare, io però ho fatto così, fino a circa un anno fa, quando, facendo un po' di pulizia tra le mie cosette digitali, ho ritrovato il manoscritto.

L'ho riletto. E l'ho ricordato. Mi è sembrato interessante, c'erano diversi spunti gradevoli e sui quali poter andare avanti a costruire qualcosa, dovevo solo mettermici. Il caso ha voluto che quello fosse per me un momento "buono", nel senso che scorreva nelle mie vene quel sano e rinvigorente tonico chiamato ISPIRAZIONE. Va beh, la mia ispirazione va a a braccetto con la mia scrittura, con le mie idee...insomma non voglio dire che si possa usare la facile e fuorviante equazione  ispirazione = capolavoro. Fatto sta che ho ripreso a scrivere e, dopo un breve ma costruttivo conciliabolo con LaSimo sullo sviluppo del finale, "Simo, non so come farlo finire. Faccio morire qualcuno o no ?". "Se fai morire qualcuno io non lo leggo...". Ho capito come dovevo proseguire.

Del resto cosa scrivo a fare se LaSimo non legge i miei capolavori ?

Una volta individuata la direzione del finale, il più era fatto. Dovevo solo completare qualche capitolo, leggere e rileggere il tutto per gli aggiustamenti e le correzioni varie, farlo leggere a qualche "critico" di spiccata fama letteraria, tipo LaSimo ( appunto ), Psycho ( amico rodato alle mie bozze) e alla new entry Vito ( barese d'hoc ) per recepire critiche e suggerimenti, che sono stati nell'ordine :

.....il protagonista mi sta sulle balle, poi va beh...

non mi è piaciuto molto...una frase sì...

bello, davvero bello.

 

insomma, la giuria avevadato un verdetto traballante come la mia sintassi. Allora cosa ho fatto, ho  risistemato qualcosa qua e là e infine l'ho spedito all'editore....e ho aspettato la risposta.

La risposta è arrivata. Il manoscritto è diventato un romanzo.

E' sempre una soddisfazione quando la fatica prende la forma concreta di un libro cartaceo che ti ritrovi tra le mani, e sulla copertina c'è il tuo nome.

Aggiungo. Credo molto in questo romanzo, scrivendolo mi sono divertito, non sarà certamente un capolavoro e sicuramente non si piazzerà tra i best seller dell'anno, ma io son contento anche così.

La copertina. Avrei voluto usare una foto, che ora metto nel blog, perchè è una bellissima foto e per me rappresenta un po' una quadratura del cerchio. Foto fatta al passo della Presolana ( casaaaa ) dalla Simo ( beh..) , di spalle c'è Gaia ( aribeh....).

Ma la foto non è stata accettata dall'editore, il tempo a disposizione per l'opzione B era poco e non ho potuto chiedere a Olivier, mio fidato copertinista, di realizzare qualcosa ( "Oli, ho bisogno di una copertina per il mio nuovo romanzo entro tre giorni"...mi avrebbe maledetto in tutte le lingue del mondo ), quindi alla fine mi sono affidato ad una immagine pescata nel loro DB.

Evocativa ? boh, la vita..uno scalino alla volta...ce la costruiamo noi...passo dopo passo...insomma dai, non è così male.

 buona lettura

 

sabato 7 novembre 2020

Quello che sei

 Leggo tanto, e dimentico quasi tutto quello che leggo. Ma qualcosa in testa mi rimane, sono frammenti, sono schegge che si conficcano nella mia corteccia cerebrale tra la sigla dell'uomo tigre "Solitario nella notte va, se lo incontri gran paura fa....." e la pubblicità del maxibon " Du gust is megl che uan".

E' chiaro che in mezzo a cotante perle di cultura poi facciano fatica ad infilarsi comodamente cose nuove, tutte quelle cose un filino più importanti che leggo per darmi un tono, un SiBemolle per l'esattezza, per poi sfilarsi altrettanto vigliaccamente proprio quando mi servono, lasciandomi con la faccia ebete di quello che pensa "ce l'ho qui sulla punta della lingua", ma proprio non esce.

Comunque dicevo che leggo, quindi sono quasi certo di aver letto da qualche parte una frase che mi ha molto colpito. Ora la dico male, proprio perchè mentre cerco di ricordarla mi è venuta in mente Heater Parisi che canta " E le cicale, cicale cicale cicale. E la formica, invece non cicale mica", e non è facile ricordare qualcosa con nelle orecchie quella canzone e davanti agli occhi le tutine fluo e gli scalda muscoli di Heater Parisi, mamma che confusione in questa testa. Dovrei davvero mettermi a fare le grandi pulizie di primavera, tanto sono chiuso in casa.

Ma torniamo alla frase. Diceva più o meno così : non devi cercare di diventare tutto quello che vuoi, devi cercare di diventare tutto quello che sei.

La trovo stupenda. Disarmante nella sua semplicità ma di una complessità nel suo raggiungimento da far tremare i polsi. Sì, perchè una delle cose forse più difficili nella vita è proprio sapere chi sei.

Per esempio so che non sarei mai potuto essere un pilota di formula 1, guido bene ma non esageriamo. Oppure non avrei potuto giocare a calcio in serie A. Più che altro perchè non è che abbia mai corso proprio tanto tanto, anche se la tecnica...beh, quella ne avevo da vendere.

Ma questa forse è la parte facile, sapere cosa non si è. Ma cosa sono davvero ? ovvero, qual è la mia vera vocazione, in cosa sarei potuto essere un "grande" ? 

Gaia, quanta saggezza in uno splendido essere così giovane, una volta mi ha dipinto così.

Ti vedrei bene a fare il maestro in una scuola elementare in montagna. E vivresti in una baita tutta di legno.

E invece...chissà se ha ragione lei. Sta di fatto che il miglior consiglio che posso darle adesso è di cercare di fare ciò per cui è nata. Il compito di un genitore è, anche questo l'ho letto da qualche parte, aiutare i propri figli a far scoccare la scintilla, mostrare loro cose diverse, farli spaziare tra diverse discipline : tecniche, artistiche, sportive, in modo che quando sceglieranno lo avranno fatto a ragion veduta, con gli strumenti giusti.

Bene, è deciso, adesso vado di là in cameretta e glielo dico. Gaia, fai quello che senti di voler davvero fare.

Ma se nel frattempo non ti metti a studiare geometria vedi...altro che da grande voglio fare la fashion stylist. :-)

    


mercoledì 4 novembre 2020

La Montagna

Adoro la montagna. Mi piace in ogni stagione, perchè ha sempre qualcosa da dare, si mette in mostra, ma non lo fa con sfrontatezza o per narcisismo, non ne ha bisogno. Non è il mare. Lei lo fa con grazia, in silenzio e solo perchè non può nascondere la sua maestosa imponenza.

E mi piace ancora di più camminare in montagna. Fare fatica. Sudare e sbuffare per arrivare ad un rifugio o su quella vetta che hai pianificato di raggiungere. Anche quando ad ogni passo, o quasi, da un certo punto, quando senti le gambe che iniziano a lamentarsi e il cuore che ti zampetta allegro nel petto, ti domandi : ma chi me lo fa fare ? Ma in realtà lo sai chi te lo fa fare. E' il piacere che si prova quando, arrivato alla meta, darai uno sguardo giù, verso il sentiero dal quale sei arrivato e sentirai salire in te una certa fierezza, una gioia fanciullesca. E la montagna lo sa, lo sente e ti strizza l'occhio, perché in fondo è felice anche lei che tu ce l'abbia fatta.

Una volta, stavo salendo verso la Cappella Savina in Presolana, un camminatore che avrà avuto una ventina d'anni più di me, vedendomi decisamente provato, mi disse : "Un passo alla volta, è solo un passo alla volta. non pensare ad altro. Ora senti la fatica ma quando sarai lassù e ti guarderai attorno, la dimenticherai in un soffio. E ti rimarrà solo la soddisfazione e il cuore pieno di gioia". 

Quel giorno in effetti stavo per mollare, ma sono bastate quelle poche parole per farmi riprendere a salire. E, che dire, aveva ragione. Ne era valsa la pena. Ma anche questo lo si impara presto. Basta tenere sempre tutti i sensi attivi, ricettivi e la sorpresa dei paesaggi da cartolina diventerà abitudine, un'abitudine di cui non si riuscirà più fare a meno.

E sarà bello anche se ti beccherai una grandinata o tornerai a casa la sera scottato dal sole.

Che poi basta essere preparati. Il Poncho non manca mai nel mio zaino, sulla crema solare invece sono ancora parecchio restio, nonostante LaSimo me la ricordi ogni volta.

E' dura la montagna, a volte si nasconde dietro a minacciose a nuvole nere, a volte sono sfilacciate e bianche  ma lo fa per poco, solo per farsi desiderare ancora per qualche attimo, per poi esplodere in tutto il suo splendore quando il vento le accompagnerà via, verso la valle successiva. Il profumo poi è una continua altalena. Si passa dal tipico odore del sottobosco, dei funghi che già ti immagini in un risottino a quello intenso ma delicato dei ciclamini. La resina che cola dalle pigne verdi  e poi il maggiociondolo, il rododendro,  le genziane. Ma anche solo le rocce, anche loro hanno un loro profumo. E cosa vogliamo dire della luce e dei colori ? Avete presente il colore di un laghetto alpino ? Ci sono quelli di un verde che ti senti immerso  direttamente in Irlanda, come i laghetti del Cardeto. Oppure quelli che hanno il sapore dell'acciaio e ne sprigionano la stessa forza, come il laghetto di Coca o quell'azzurro che pare finto del Barbellino, quello artificiale perchè quello più su, quello naturale, è un'altra cosa, ma non per questo meno mozzafiato.

Insomma, dove ti giri ti giri, in montagna si scoprono meraviglie.

Ma se c'è un aspetto che della montagna apprezzo e cerco è il silenzio. Non si tratta di un silenzio assoluto, di quelli che "spaventano", è più un silenzio colmo di un sottofondo vivo e in continuo movimento. E' movimento senza quella disperata, quanto umana, corsa continua. E' il volo di un'aquila che scatena il fischio improvviso di una marmotta di guardia. E' lo scalpiccio di uno stambecco che ti guarda uncuriosito prima di arrampicarsi su una parete verticale come fosse sulle scale mobili.

E' lo spazio che lascia a se stessi, ai propri pensieri, alle fantasie. La montagna è la mia casa, la casa della mia anima. Il luogo dove tutto finisce e tutto comincia. E' l'autolavaggio del mio io più profondo. Ne entro con le mie paure, le mie incertezze e ne esco ripulito. Più forte. Più leggero.

Ed è per questo, o forse anche per questo, che mi piace camminare sia da solo che in compagnia.

Da solo, va beh, con me stesso. Posso staccare, cantare, parlare, stare in silenzio, fermarmi ogni 5 minuti. Fare quello che mi pare insomma. Oppure posso andare  con i "soci" di camminata. E quelli bisogna sceglierseli bene, perchè sarebbe un paradosso trovarsi nel paradiso circondato da rompicoglioni.

Io ho i miei di soci, "Quelli della Taragna", non saranno proprio di primissimo livello, ma del resto, neanche io lo sono, anzi. C'è B., che ci usa per smaltire la sua frutta secca scaduta nel 2017 per vedere di nascosto l'effetto che fa. Poi c'è Z., la nostra guida indiana bergamasca, che tra un calo di pressione e l'altro non si arrende mai, basta un calice di rosso della casa e un piatto di casoncelli immersi nel burro e via, come nuovo.

Con loro la meta è sempre la stessa, il grande obiettivo. Mettere le gambe sotto il tavolo di un rifugio, il più in alto possibile. Noi siamo quelli che dopo 20 Km di camminata con 1300 metri di dislivello attivo, tornano a casa pesando 1 chilo di più. Ma anche questo sa regalare la montagna, un po' di sano colesterolo.

Ora sono chiuso in casa, in attesa di tempi migliori. Ma la mente è sempre là, lo sprito è pronto, le gambe e il fiato un po' meno, su quelle mi sa che ci devo lavorare.

A presto.


domenica 16 agosto 2020

lockdown quanto mi costi

Stiamo attraversando un periodo davvero strano, impensabile. Mai e poi mai avrei potuto immaginare uno scenario così sconvolgente. E' qualcosa che riesce ad andare addirittura oltre le Torri Gemelle. Questo Covid ha cambiato completamente ogni concetto di relazione. Non ci si da più la mano, sembra poco ma pensateci, è un gesto così normale e quotidiano, una cosa forse molto italiana, e ora è stato spazzato via. Devo andare in giro con la mascherina che, oltre a soffocarmi, mi appanna le lenti degli occhiali. Quindi se respiro non vedo, se voglio vedere devo viaggiare in apnea.
Lavoro da casa e quando vado in ufficio devo passare da un termoscanner che una mattina mi ha sgridato con quel suo tono falsamente gentile, perché avevo la mascherina abbassata.
E i morti. Migliaia di vittime in Italia e in generale in tutto il mondo. Particolarmente colpita è stata la "mia" valle, la Val Seriana. Mentre scrivo mi guardo intorno, sono sul balcone della mia casa a Dorga, in alta Val Seriana, il sole sta tramontando, colora di rosa le nuvole sopra le montagne, disegna profili che annaffiano il cuore di serenità. E mi rendo conto di quanto sia splendida questa terra e di quanto io sia ne sia profondamente legato.
Ma questo lockdown con sé ha portato anche altre catastrofi, di minor peso certo, ma ha altri strascichi fastidiosi.
Prendete due parole. Carta di credito e Amazon.
Ora aggiungeteci il verbo scoprire.
Fatto? Bene, adesso, per finire, per chiudere il cerchio tenete a mente questo nome proprio di persona : LaSimo.
Mescolate il tutto come un mazziere giamaicano impazzito ed ottenete un risultato da far tremare i polsi e le facce dei presidenti sul monte Rushmore.  LaSimo ha scoperto che per acquistare quello che vuole su internet, ed in particolare con Amazon, le basta la carta di credito. Ricapitolando, Internet ce l'ha, la carta di credito pure...
E fu così che in casa Gorgi iniziarono ad arrivare pacchi su pacchi. Il citofono arroventato dalle chiamate dei fattorini di Amazon che mi guarda con occhi imploranti. Lei invece che mi guarda con falsa sorpresa : "Ma chi sarà ?"
Io che dal basso della mia ingenuità rispondo : Amazon...
Lei allora, sempre più faccino da bimba che non sa neanche dove si trova, dice : "Ma cosa sarà stavolta ?".
Io che con calma olimpica chiedo : "ma tu cosa hai ordinato ? perchè io non aspetto nulla..."
Allora lei, serafica : "Boh...non mi ricordo, forse un deumidificatore, o una poltronicina ergonomica, o forse era un set di coltelli da lancio...dai Davide, non mi ricordo, era qualcosa in offerta, abbiamo risparmiato...".

Boh, se lo dice lei, io mi fido.
E comunque se è per far girare l'economia, se è per il bene del Paese, ma sì, spendiamoli sti quattro soldi.
Oh nel mio piccolo faccio il mio. Ora non resta che far uscire un vaccino per sto Covid e tutto tornerà alla normalità. Tranne il mio già sconsolato conto in banca, per quello non c'è cura che tenga.