lunedì 19 luglio 2021

La musica che gira intorno

 Tra tutte le nobili arti umane, ugualmente importanti e meritorie, e mi riferisco alla pittura, alla scrittura, alla recitazione, alla scultura, all'arrangiarsi...beh dai, l'arte di arrangiarsi non la vogliamo considerare ? L'arte musicale è quella alla quale credo non potrei mai rinunciare. Certamente posso vivere senza entrare in una pinacoteca, senza teatro o film, senza paralizzarmi davanti ad una scultura di Michelangelo. Potrei forse non leggere e non scrivere per diversi giorni senza per questo farmi venire una crisi di identità.

Ma la musica. Non posso vivere senza. E attenzione, io ne capisco poco di musica, voglio essere sincero, davvero poco. Non ho per esempio un cantante preferito, o un gruppo per il quale impazzisco. Vado a momenti, a stagioni della vita. Il che vuole anche dire che oggi potrei ascoltare hard rock a manetta e domani spararmi due album dei Supertramp e sarei soddisfatto allo stesso modo.

Il fatto è che la musica mi circonda. Non perchè sia sempre con radio accesa o impantanato su youtube, no. E' molto più profondo il legame. Canto. Lo so a cosa state pensando e avete ragione. Cantare come faccio io sta alla musica come quando giocavo a pallone, in mezzo alla difesa, stavo a Beckenbauer/Baresi/Scirea.

Ma il punto è che canticchio sempre qualcosa e questo è proprio legato al fatto che la musica è sempre lì, mi accarezza leggera sulle spalle, mi sorride benevola, mi tiene compagnia. E io canto, a me che mi frega.

Ma non è tutto rose e fiori, perchè, sebbene io sia intonato, dotato di una voce assai gradevole e con un fisico scultoreo, le mie canzoni non sono sempre apprezzate in famiglia, anzi. Il che è strano, visto che, come dicevo prima, non canto neanche malaccio.

Ma in fondo, rispetto a tutto questo preambolo, è di altro che vi voglio parlare. Tutto questo era solo per dare evidenza del mio rapporto con la musica, e non c'è niente di segreto poi, perchè se avete avuto la fortuna ( ?!?!) di leggere le mie opere, già sapete quanto conti per me la musica. Ce n'è sempre nei miei romanzi.

E che dire di un film senza musica. Cosa sarebbe "Lo squalo" senza la musichetta che lo anticipa, o "Star Wars" o un "Lo chiamavano Trinità"....no ragazzi, non scherziamo. che mondo sarebbe senza Nutella, volevo dire senza Musica ?

Ma torno al punto, e nel frattempo mi rendo conto di aver iniziato tutti i capoversi con un bel "Ma".

Non so voi ma per quanto mi riguarda ci sono dei pezzi, ed in particolare quando sono live, che ascoltarli mi mette i brividi. E' proprio una sensazione di benessere fisico ed emotivo, una scarica forte che mi attacca dietro il collo e che mi pervade.

Non so da cosa dipenda, perchè si tratta di musica molto diversa tra un pezzo e l'altro ma quest brani, in questo momento mi vengono in mente questi ma ce ne saranno chissà quanti altri, mi regalano quell'emozione da occhio lucido.

Non vado in ordine di piacere, non vado in nessun ordine, li dico così come mi vengono.

In the air tonight di Phil Collins, versione live. Lui sale le scale e canta, intorno è buio, sotto il gruppo suona. La luce di uno spot lo segue fino a quando si vede la batteria, e lì il pubblico ha una prima esplosione di gioia, pura. E poi TU TU TUTU TUTU TUT TU...assolo di batteria. E io mi commuovo.

Sultans of swing dei Dire Straits, versione live. Il video che mostra un Mark Knopfler con fascetta elastica in fronte e polsini di spugna che piazza un assolo che dio....e io mi commuovo.

Halleluja, di Leonard Cohen cantata da Elisa. Boh, io è così che mi immagino il paradiso.

Whish you were here, David Gilmour in una versione unplugged. Brividi dalle prime due pizzicate di corda della chitarra.

Born to run, cantanta da Holly Johnson coi suoi Frankie goes to Hollywood. Wow.

Ghosts, di Bruce Springsteen. Mi dà veramente una carica difficile da spiegare. Saranno gli anni che passano..."I can feel the blood shiver in my bones"

You shook me all night long, AC/DC. Il paradiso me lo immagino anche così.

Insomma, toglietemi tutto ma non toccatemi la musica. E io continuo a canticchiare le mie canzonette, con una calamita che mi trascina verso gli anni '80 e '90 , ma senza disegnare anche qualcosa di più recente, perchè no, perchè la musica è come la Signora in giallo, come Chuck Norris, non ha età, non muore mai, risolve e picchia duro, ma è onesta e sincera. Sempre.

domenica 28 febbraio 2021

Punto a Capo

 Ebbene sì, è giunto in libreria il mio quarto romanzo.

E' stato un parto lungo, non travagliato e neanche faticoso, ma ce ne ha messo di tempo il pupo per mettere la testolina fuori dal guscio del file nel quale si era incastrato in modalità podalica.

Credo di aver scritto le prime parole di Punto a Capo sette o otto anni fa, ne ho scritto circa la metà, fermando le mie dita sulla tastiera con uno sguardo bovino, perchè ero tra il perso e il molto indeciso sul finale.

Avevo in mente un certo tipo di chiusura, volta più verso il dramma, ma un'altra parte di me avrebbe preferito un bel finale da commedia romantica. E allora che fare ? Niente, mettere il testo da parte e dimenticarsene. Cioè, non so se è esattamente questo che si dovrebbe fare, io però ho fatto così, fino a circa un anno fa, quando, facendo un po' di pulizia tra le mie cosette digitali, ho ritrovato il manoscritto.

L'ho riletto. E l'ho ricordato. Mi è sembrato interessante, c'erano diversi spunti gradevoli e sui quali poter andare avanti a costruire qualcosa, dovevo solo mettermici. Il caso ha voluto che quello fosse per me un momento "buono", nel senso che scorreva nelle mie vene quel sano e rinvigorente tonico chiamato ISPIRAZIONE. Va beh, la mia ispirazione va a a braccetto con la mia scrittura, con le mie idee...insomma non voglio dire che si possa usare la facile e fuorviante equazione  ispirazione = capolavoro. Fatto sta che ho ripreso a scrivere e, dopo un breve ma costruttivo conciliabolo con LaSimo sullo sviluppo del finale, "Simo, non so come farlo finire. Faccio morire qualcuno o no ?". "Se fai morire qualcuno io non lo leggo...". Ho capito come dovevo proseguire.

Del resto cosa scrivo a fare se LaSimo non legge i miei capolavori ?

Una volta individuata la direzione del finale, il più era fatto. Dovevo solo completare qualche capitolo, leggere e rileggere il tutto per gli aggiustamenti e le correzioni varie, farlo leggere a qualche "critico" di spiccata fama letteraria, tipo LaSimo ( appunto ), Psycho ( amico rodato alle mie bozze) e alla new entry Vito ( barese d'hoc ) per recepire critiche e suggerimenti, che sono stati nell'ordine :

.....il protagonista mi sta sulle balle, poi va beh...

non mi è piaciuto molto...una frase sì...

bello, davvero bello.

 

insomma, la giuria avevadato un verdetto traballante come la mia sintassi. Allora cosa ho fatto, ho  risistemato qualcosa qua e là e infine l'ho spedito all'editore....e ho aspettato la risposta.

La risposta è arrivata. Il manoscritto è diventato un romanzo.

E' sempre una soddisfazione quando la fatica prende la forma concreta di un libro cartaceo che ti ritrovi tra le mani, e sulla copertina c'è il tuo nome.

Aggiungo. Credo molto in questo romanzo, scrivendolo mi sono divertito, non sarà certamente un capolavoro e sicuramente non si piazzerà tra i best seller dell'anno, ma io son contento anche così.

La copertina. Avrei voluto usare una foto, che ora metto nel blog, perchè è una bellissima foto e per me rappresenta un po' una quadratura del cerchio. Foto fatta al passo della Presolana ( casaaaa ) dalla Simo ( beh..) , di spalle c'è Gaia ( aribeh....).

Ma la foto non è stata accettata dall'editore, il tempo a disposizione per l'opzione B era poco e non ho potuto chiedere a Olivier, mio fidato copertinista, di realizzare qualcosa ( "Oli, ho bisogno di una copertina per il mio nuovo romanzo entro tre giorni"...mi avrebbe maledetto in tutte le lingue del mondo ), quindi alla fine mi sono affidato ad una immagine pescata nel loro DB.

Evocativa ? boh, la vita..uno scalino alla volta...ce la costruiamo noi...passo dopo passo...insomma dai, non è così male.

 buona lettura

 

sabato 7 novembre 2020

Quello che sei

 Leggo tanto, e dimentico quasi tutto quello che leggo. Ma qualcosa in testa mi rimane, sono frammenti, sono schegge che si conficcano nella mia corteccia cerebrale tra la sigla dell'uomo tigre "Solitario nella notte va, se lo incontri gran paura fa....." e la pubblicità del maxibon " Du gust is megl che uan".

E' chiaro che in mezzo a cotante perle di cultura poi facciano fatica ad infilarsi comodamente cose nuove, tutte quelle cose un filino più importanti che leggo per darmi un tono, un SiBemolle per l'esattezza, per poi sfilarsi altrettanto vigliaccamente proprio quando mi servono, lasciandomi con la faccia ebete di quello che pensa "ce l'ho qui sulla punta della lingua", ma proprio non esce.

Comunque dicevo che leggo, quindi sono quasi certo di aver letto da qualche parte una frase che mi ha molto colpito. Ora la dico male, proprio perchè mentre cerco di ricordarla mi è venuta in mente Heater Parisi che canta " E le cicale, cicale cicale cicale. E la formica, invece non cicale mica", e non è facile ricordare qualcosa con nelle orecchie quella canzone e davanti agli occhi le tutine fluo e gli scalda muscoli di Heater Parisi, mamma che confusione in questa testa. Dovrei davvero mettermi a fare le grandi pulizie di primavera, tanto sono chiuso in casa.

Ma torniamo alla frase. Diceva più o meno così : non devi cercare di diventare tutto quello che vuoi, devi cercare di diventare tutto quello che sei.

La trovo stupenda. Disarmante nella sua semplicità ma di una complessità nel suo raggiungimento da far tremare i polsi. Sì, perchè una delle cose forse più difficili nella vita è proprio sapere chi sei.

Per esempio so che non sarei mai potuto essere un pilota di formula 1, guido bene ma non esageriamo. Oppure non avrei potuto giocare a calcio in serie A. Più che altro perchè non è che abbia mai corso proprio tanto tanto, anche se la tecnica...beh, quella ne avevo da vendere.

Ma questa forse è la parte facile, sapere cosa non si è. Ma cosa sono davvero ? ovvero, qual è la mia vera vocazione, in cosa sarei potuto essere un "grande" ? 

Gaia, quanta saggezza in uno splendido essere così giovane, una volta mi ha dipinto così.

Ti vedrei bene a fare il maestro in una scuola elementare in montagna. E vivresti in una baita tutta di legno.

E invece...chissà se ha ragione lei. Sta di fatto che il miglior consiglio che posso darle adesso è di cercare di fare ciò per cui è nata. Il compito di un genitore è, anche questo l'ho letto da qualche parte, aiutare i propri figli a far scoccare la scintilla, mostrare loro cose diverse, farli spaziare tra diverse discipline : tecniche, artistiche, sportive, in modo che quando sceglieranno lo avranno fatto a ragion veduta, con gli strumenti giusti.

Bene, è deciso, adesso vado di là in cameretta e glielo dico. Gaia, fai quello che senti di voler davvero fare.

Ma se nel frattempo non ti metti a studiare geometria vedi...altro che da grande voglio fare la fashion stylist. :-)

    


mercoledì 4 novembre 2020

La Montagna

Adoro la montagna. Mi piace in ogni stagione, perchè ha sempre qualcosa da dare, si mette in mostra, ma non lo fa con sfrontatezza o per narcisismo, non ne ha bisogno. Non è il mare. Lei lo fa con grazia, in silenzio e solo perchè non può nascondere la sua maestosa imponenza.

E mi piace ancora di più camminare in montagna. Fare fatica. Sudare e sbuffare per arrivare ad un rifugio o su quella vetta che hai pianificato di raggiungere. Anche quando ad ogni passo, o quasi, da un certo punto, quando senti le gambe che iniziano a lamentarsi e il cuore che ti zampetta allegro nel petto, ti domandi : ma chi me lo fa fare ? Ma in realtà lo sai chi te lo fa fare. E' il piacere che si prova quando, arrivato alla meta, darai uno sguardo giù, verso il sentiero dal quale sei arrivato e sentirai salire in te una certa fierezza, una gioia fanciullesca. E la montagna lo sa, lo sente e ti strizza l'occhio, perché in fondo è felice anche lei che tu ce l'abbia fatta.

Una volta, stavo salendo verso la Cappella Savina in Presolana, un camminatore che avrà avuto una ventina d'anni più di me, vedendomi decisamente provato, mi disse : "Un passo alla volta, è solo un passo alla volta. non pensare ad altro. Ora senti la fatica ma quando sarai lassù e ti guarderai attorno, la dimenticherai in un soffio. E ti rimarrà solo la soddisfazione e il cuore pieno di gioia". 

Quel giorno in effetti stavo per mollare, ma sono bastate quelle poche parole per farmi riprendere a salire. E, che dire, aveva ragione. Ne era valsa la pena. Ma anche questo lo si impara presto. Basta tenere sempre tutti i sensi attivi, ricettivi e la sorpresa dei paesaggi da cartolina diventerà abitudine, un'abitudine di cui non si riuscirà più fare a meno.

E sarà bello anche se ti beccherai una grandinata o tornerai a casa la sera scottato dal sole.

Che poi basta essere preparati. Il Poncho non manca mai nel mio zaino, sulla crema solare invece sono ancora parecchio restio, nonostante LaSimo me la ricordi ogni volta.

E' dura la montagna, a volte si nasconde dietro a minacciose a nuvole nere, a volte sono sfilacciate e bianche  ma lo fa per poco, solo per farsi desiderare ancora per qualche attimo, per poi esplodere in tutto il suo splendore quando il vento le accompagnerà via, verso la valle successiva. Il profumo poi è una continua altalena. Si passa dal tipico odore del sottobosco, dei funghi che già ti immagini in un risottino a quello intenso ma delicato dei ciclamini. La resina che cola dalle pigne verdi  e poi il maggiociondolo, il rododendro,  le genziane. Ma anche solo le rocce, anche loro hanno un loro profumo. E cosa vogliamo dire della luce e dei colori ? Avete presente il colore di un laghetto alpino ? Ci sono quelli di un verde che ti senti immerso  direttamente in Irlanda, come i laghetti del Cardeto. Oppure quelli che hanno il sapore dell'acciaio e ne sprigionano la stessa forza, come il laghetto di Coca o quell'azzurro che pare finto del Barbellino, quello artificiale perchè quello più su, quello naturale, è un'altra cosa, ma non per questo meno mozzafiato.

Insomma, dove ti giri ti giri, in montagna si scoprono meraviglie.

Ma se c'è un aspetto che della montagna apprezzo e cerco è il silenzio. Non si tratta di un silenzio assoluto, di quelli che "spaventano", è più un silenzio colmo di un sottofondo vivo e in continuo movimento. E' movimento senza quella disperata, quanto umana, corsa continua. E' il volo di un'aquila che scatena il fischio improvviso di una marmotta di guardia. E' lo scalpiccio di uno stambecco che ti guarda uncuriosito prima di arrampicarsi su una parete verticale come fosse sulle scale mobili.

E' lo spazio che lascia a se stessi, ai propri pensieri, alle fantasie. La montagna è la mia casa, la casa della mia anima. Il luogo dove tutto finisce e tutto comincia. E' l'autolavaggio del mio io più profondo. Ne entro con le mie paure, le mie incertezze e ne esco ripulito. Più forte. Più leggero.

Ed è per questo, o forse anche per questo, che mi piace camminare sia da solo che in compagnia.

Da solo, va beh, con me stesso. Posso staccare, cantare, parlare, stare in silenzio, fermarmi ogni 5 minuti. Fare quello che mi pare insomma. Oppure posso andare  con i "soci" di camminata. E quelli bisogna sceglierseli bene, perchè sarebbe un paradosso trovarsi nel paradiso circondato da rompicoglioni.

Io ho i miei di soci, "Quelli della Taragna", non saranno proprio di primissimo livello, ma del resto, neanche io lo sono, anzi. C'è B., che ci usa per smaltire la sua frutta secca scaduta nel 2017 per vedere di nascosto l'effetto che fa. Poi c'è Z., la nostra guida indiana bergamasca, che tra un calo di pressione e l'altro non si arrende mai, basta un calice di rosso della casa e un piatto di casoncelli immersi nel burro e via, come nuovo.

Con loro la meta è sempre la stessa, il grande obiettivo. Mettere le gambe sotto il tavolo di un rifugio, il più in alto possibile. Noi siamo quelli che dopo 20 Km di camminata con 1300 metri di dislivello attivo, tornano a casa pesando 1 chilo di più. Ma anche questo sa regalare la montagna, un po' di sano colesterolo.

Ora sono chiuso in casa, in attesa di tempi migliori. Ma la mente è sempre là, lo sprito è pronto, le gambe e il fiato un po' meno, su quelle mi sa che ci devo lavorare.

A presto.


domenica 16 agosto 2020

lockdown quanto mi costi

Stiamo attraversando un periodo davvero strano, impensabile. Mai e poi mai avrei potuto immaginare uno scenario così sconvolgente. E' qualcosa che riesce ad andare addirittura oltre le Torri Gemelle. Questo Covid ha cambiato completamente ogni concetto di relazione. Non ci si da più la mano, sembra poco ma pensateci, è un gesto così normale e quotidiano, una cosa forse molto italiana, e ora è stato spazzato via. Devo andare in giro con la mascherina che, oltre a soffocarmi, mi appanna le lenti degli occhiali. Quindi se respiro non vedo, se voglio vedere devo viaggiare in apnea.
Lavoro da casa e quando vado in ufficio devo passare da un termoscanner che una mattina mi ha sgridato con quel suo tono falsamente gentile, perché avevo la mascherina abbassata.
E i morti. Migliaia di vittime in Italia e in generale in tutto il mondo. Particolarmente colpita è stata la "mia" valle, la Val Seriana. Mentre scrivo mi guardo intorno, sono sul balcone della mia casa a Dorga, in alta Val Seriana, il sole sta tramontando, colora di rosa le nuvole sopra le montagne, disegna profili che annaffiano il cuore di serenità. E mi rendo conto di quanto sia splendida questa terra e di quanto io sia ne sia profondamente legato.
Ma questo lockdown con sé ha portato anche altre catastrofi, di minor peso certo, ma ha altri strascichi fastidiosi.
Prendete due parole. Carta di credito e Amazon.
Ora aggiungeteci il verbo scoprire.
Fatto? Bene, adesso, per finire, per chiudere il cerchio tenete a mente questo nome proprio di persona : LaSimo.
Mescolate il tutto come un mazziere giamaicano impazzito ed ottenete un risultato da far tremare i polsi e le facce dei presidenti sul monte Rushmore.  LaSimo ha scoperto che per acquistare quello che vuole su internet, ed in particolare con Amazon, le basta la carta di credito. Ricapitolando, Internet ce l'ha, la carta di credito pure...
E fu così che in casa Gorgi iniziarono ad arrivare pacchi su pacchi. Il citofono arroventato dalle chiamate dei fattorini di Amazon che mi guarda con occhi imploranti. Lei invece che mi guarda con falsa sorpresa : "Ma chi sarà ?"
Io che dal basso della mia ingenuità rispondo : Amazon...
Lei allora, sempre più faccino da bimba che non sa neanche dove si trova, dice : "Ma cosa sarà stavolta ?".
Io che con calma olimpica chiedo : "ma tu cosa hai ordinato ? perchè io non aspetto nulla..."
Allora lei, serafica : "Boh...non mi ricordo, forse un deumidificatore, o una poltronicina ergonomica, o forse era un set di coltelli da lancio...dai Davide, non mi ricordo, era qualcosa in offerta, abbiamo risparmiato...".

Boh, se lo dice lei, io mi fido.
E comunque se è per far girare l'economia, se è per il bene del Paese, ma sì, spendiamoli sti quattro soldi.
Oh nel mio piccolo faccio il mio. Ora non resta che far uscire un vaccino per sto Covid e tutto tornerà alla normalità. Tranne il mio già sconsolato conto in banca, per quello non c'è cura che tenga.


lunedì 13 aprile 2020

Ma non doveva essere nana?

Qualche mese fa, su fortissime insistenze di Gaia «ti prego ti prego ti prego»,  abbiamo adottato, perché gli animali non si comprano, si adottano, un coniglietto. Pare sia più bello dire così. Certamente si tratta di un verbo che elimina il concetto di possesso, o per lo meno lo attutisce molto per dare enfasi a quello che tra uomini e animali spesso si tramuta in un bel rapporto di affetti e di compagnia reciproca.
Un coniglio ariete nano, per essere precisi. Perché un coniglio?
Un cane sarebbe stato troppo impegnativo, portarlo fuori tre o quattro volte al giorno. Col caldo e col freddo. In salute e in malattia. In ricchezza e povertà. Perché in fondo avere in casa un animale é un po' come sposarsi. No, un attimo, lasciate che mi spieghi. Non che le mogli o i mariti siano degli animali, anche se delle volte...io intendo che non è obbligatorio sposarsi o avere degli animali in casa, ma se si decide di fare il passo, allora lo si deve fare fino in fondo. Con serietà e impegno. E ovviamente con amore. Se no lasciate perdere.
Un gatto sarebbe stato un alternativa valida al cane ma l'idea delle sue unghie su divano, sedie, tavolo, poltrone. No. Non che io sia un patito della perfezione asettica di un appartamento anzi, una casa viva é proprio quella in cui il divano é un po' sfondato esattamente con le forme del mio sedere nel mio angolino preferito. Le gambe del tavolo hanno qualche sbucciatura tipo ginocchia dei monelli di strada di tanti anni fa, quando ancora c'erano quelle figure ormai leggendarie. Sostituite ai giorni nostri dall'homus technologicus. Ginocchia sane, pollici martoriati.
Ma torniamo al mio coniglietto. Iniziamo dal nome di battesimo: Trilly.
Che sarebbe stata una convivenza difficile doveva già essere chiaro quando le ragazze mi hanno dato l'indirizzo dell'allevamento dove saremmo dovuti andare a prenderla. In Trentino ed esattamente in un paesino della Val di Non. E certo. Per noi che viviamo alle porte di Milano, la scelta del Trentino é sicuramente la prima che viene in mente anche a voi, no?
Era un batuffolo fulvo di una dolcezza commovente, stava quasi nel palmo di una mano. E in effetti è quello che ci si aspetta dalla sua razza : ariete nano, é giusto che siano piccoli. Ma poi, mentre ragionavo su nomi e dimensioni, l'occhio mi é scappato verso una gabbia accanto e ho visto un coniglio che mi è parso un Golia. Con tutta la mia proverbiale ingenuità ho chiesto all'allevatore :«Ah, vedo che avete anche altre razze. Questi sono più grandi».
Lui mi ha guardato con un sorriso compassionevole e mi risponde:«No, quella è la mamma».
Allora, io non sono un genio ma di genetica una cosa la so, perché era quello che ci dicevamo da ragazzi quando ci piaceva una ragazza.
«Scopri com'è sua madre e saprai come diventerà lei tra 20 o 30 anni».
Mi stavo portando a casa Godzilla.
In questi mesi è cresciuta, si è allungata ma è rimasta dolcissima come il primo giorno. Un morbido peluche. Non si può non volerle bene. E passi che è ghiotta dei miei libri. Come me del resto, entrambi "li divoriamo".
E passi che essendo un animale notturno mi tiene sveglio con il rumore dei suoi passetti, con il raschiare delle sue sciabole, altro che unghie, su ogni superficie che possa far stridere. E passi che si é sgranocchiata l'album del matrimonio. Come dici ? canta che ti passa ? certo, lo farei. Se avessi ancora il mio stereo. Ma il caro esserino si è mangiata anche i cavi dello stereo. Lasciandomi senza musica in casa.
Passi tutto. Ma quando si è pure mangiata gli orli dei miei jeans nuovi...beh, devo essere sincero, per qualche secondo me la sono immaginata al forno con le patate.
Ma poi passa, e si perdona, come si perdona un figlio piccolo che coi pennarelli vi ha rifatto a modo suo una parete in camera da letto.
Entrambi innocenti. Che, quando li sgridate, vi guardano con lo stesso sguardo che dice «Non sono stata io. Quando sono arrivata era già così».
E allora cosa devo fare ? Niente, in effetti erano anni che non avevo un paio nuovo di jeans corti per l'estate.


domenica 22 marzo 2020

Quando ho detto che il 2020 per me sarebbe stato un anno difficile, mai avrei immaginato tutto questo.
E' sconvolgente quello che ci sta capitando, neanche negli incubi peggiori.
Barricati in casa ad attendere che questo maledetto nemico invisibile, che sta facendo strage in tutto il mondo, si stanchi e così com'è comparso nel nostro pianeta, se ne vada.
Non riesco più a guardare il telegiornale, quando accendo la televisione guardo solo qui programmi tipo "Vado a vivere in minicase" o "La mia casa sull'albero" o "Ingeneria impossibile".

Oppure guardo qualche film su Amazon, e basta.

Aspetto, come tanti di noi, aspetto che arrivi la buona notizia.
La scoperta della cura che cancelli la paura, come un cancellino magico su una lavagna che segna il numero deimalati. Quello dei caduti putroppo non lo potrà cancellare niente e nessuno.
Le notizie poi sono troppe, a volte contraddittorie, non ci si sta dietro.
Non dico che la soluzione sia mettere la testa sotto la sabbia, ma forse staccare per un po' il cervello, smettere di farsi mille domande alle quali tra l'altro io non ho risposta, e per una volta fidarsi di chi ne sa più di noi. I medici, gli scienziati.

Stanno lavorando in tutto il mondo per trovare qualcosa che salvi le nostre vite contro questo virus.

Io sono fiducioso. Io sono ottimista.
Siamo andati sulla luna 50 anni fa. Abbiamo combattuto e vinto contro malattie che fino a qualche decennio fa erano ancora mortali nel 100% dei casi.

E allora, nel frattempo, me ne sto a casa.
Leggo. Guardo Chip&Joanna. Lavoro. E sto con la mia famiglia.

 E aspetto. Guardando fuori dalla finestra ls primavera che è arrivata con le sue foglioline verdi sugli alberi e gli uccellini che cantano come impazziti. di gioia.

Aspettateci, tra poco saremo con voi, là fuori, e canteremo di gioia insieme.