Quando ho detto che il 2020 per me sarebbe stato un anno difficile, mai avrei immaginato tutto questo.
E' sconvolgente quello che ci sta capitando, neanche negli incubi peggiori.
Barricati in casa ad attendere che questo maledetto nemico invisibile, che sta facendo strage in tutto il mondo, si stanchi e così com'è comparso nel nostro pianeta, se ne vada.
Non riesco più a guardare il telegiornale, quando accendo la televisione guardo solo qui programmi tipo "Vado a vivere in minicase" o "La mia casa sull'albero" o "Ingeneria impossibile".
Oppure guardo qualche film su Amazon, e basta.
Aspetto, come tanti di noi, aspetto che arrivi la buona notizia.
La scoperta della cura che cancelli la paura, come un cancellino magico su una lavagna che segna il numero deimalati. Quello dei caduti putroppo non lo potrà cancellare niente e nessuno.
Le notizie poi sono troppe, a volte contraddittorie, non ci si sta dietro.
Non dico che la soluzione sia mettere la testa sotto la sabbia, ma forse staccare per un po' il cervello, smettere di farsi mille domande alle quali tra l'altro io non ho risposta, e per una volta fidarsi di chi ne sa più di noi. I medici, gli scienziati.
Stanno lavorando in tutto il mondo per trovare qualcosa che salvi le nostre vite contro questo virus.
Io sono fiducioso. Io sono ottimista.
Siamo andati sulla luna 50 anni fa. Abbiamo combattuto e vinto contro malattie che fino a qualche decennio fa erano ancora mortali nel 100% dei casi.
E allora, nel frattempo, me ne sto a casa.
Leggo. Guardo Chip&Joanna. Lavoro. E sto con la mia famiglia.
E aspetto. Guardando fuori dalla finestra ls primavera che è arrivata con le sue foglioline verdi sugli alberi e gli uccellini che cantano come impazziti. di gioia.
Aspettateci, tra poco saremo con voi, là fuori, e canteremo di gioia insieme.
domenica 22 marzo 2020
venerdì 27 dicembre 2019
E come direbbe il poeta : E anche questo Natale ce lo siamo tolto dai....
Da quando in casa abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste non è più la stessa cosa.
Manca il pathos. Portos è ubriaco e Aramis è andato a Messa.
Insomma, l'albero c'è. I regali ben impacchettati sotto, pure. Ma sapere che quel maglione non lo ha portato "il babbo natale della nonna", o che non arriverà più il castello dei playmobil, è un duro colpo da mandare giù.
Questo 2019 è stato davvero un anno difficile per me. Troppi momenti brutti.
Facciamo che finisca presto e via con il 2020. Che solo a scriverlo mi mette ansia.
Già, perchè il 2020 non sarà certo un anno come gli altri.
Per me sarà un po' come il 2000. O meglio. Come il 13 marzo del 2000. Uno dei giorni più sconvolgenti della mia (allora ) verde e spensierata vita.
I miei primi 30 anni.
Quindi, se la matematica non è un'opinione, nel 2020 farò i secondi 20 anni della mia vita.
E, sempre come dice il poeta. Saranno cazzi.
Vorrei scrivere di buoni propositi o di grandi obiettivi, ma rimanendo ancorato all'umiltà che mi contraddistingue dico : Stai schiscio e tieni duro. Nessun obiettivo nè grande nè piccolo. tieni solo duro per 365 giorni Ne riparliamo tra un anno.
Da quando in casa abbiamo scoperto che Babbo Natale non esiste non è più la stessa cosa.
Manca il pathos. Portos è ubriaco e Aramis è andato a Messa.
Insomma, l'albero c'è. I regali ben impacchettati sotto, pure. Ma sapere che quel maglione non lo ha portato "il babbo natale della nonna", o che non arriverà più il castello dei playmobil, è un duro colpo da mandare giù.
Questo 2019 è stato davvero un anno difficile per me. Troppi momenti brutti.
Facciamo che finisca presto e via con il 2020. Che solo a scriverlo mi mette ansia.
Già, perchè il 2020 non sarà certo un anno come gli altri.
Per me sarà un po' come il 2000. O meglio. Come il 13 marzo del 2000. Uno dei giorni più sconvolgenti della mia (allora ) verde e spensierata vita.
I miei primi 30 anni.
Quindi, se la matematica non è un'opinione, nel 2020 farò i secondi 20 anni della mia vita.
E, sempre come dice il poeta. Saranno cazzi.
Vorrei scrivere di buoni propositi o di grandi obiettivi, ma rimanendo ancorato all'umiltà che mi contraddistingue dico : Stai schiscio e tieni duro. Nessun obiettivo nè grande nè piccolo. tieni solo duro per 365 giorni Ne riparliamo tra un anno.
martedì 21 novembre 2017
La scrittura vive di momenti, di emozioni.
Le emozioni ce le ho, i momenti..beh quelli pure.
E allora perchè non scrivo?
Forse perchè la scrittura è anche, e forse soprattutto, fatta di altro. La scrittura sono le idee, la fantasia, la creatività.
E ovviamente l'ispirazione.
Da cosa nasce l'ispirazione, da dove viene fuori ?
Una volta un pittore mi disse che l'ispirazione non se ne va mai, se l'hai avuta una volta questa ti rimane.
Allora le cose sono due, o non l'ho mai avuta oppure la mia benedetta ispirazione è in letargo da un po'.
Perchè sarebbe facile dire che è colpa del poco tempo a disposizione, quando scrivevo di tempo ne avevo poco come adesso.
E' forse anche un questione di volontà.
Ecco, quella sì che mi manca. Mi manca la forza di volontà di sedermi al PC, rileggere quello che ho scritto finora del nuovo romanzo, che ormai è diventato vecchio come me per quanto tempo è lì parcheggiato, e ripartire con la storia che avevo in mente.
Perchè mi sono fermato ?
Lo confesso, non so come farlo finire.
Per gli altri romanzi ho sempre saputo come iniziare la storia e dove sarebbe andata a finire.
Sempre.
Ora questa chiarezza non ce l'ho. Forse non serve neanche averla, forse dovrei solo mettermi a scrivere e vedere se sarà la storia a decidere dove andare e non io a decidere per lei.
Boh, magari dovrei fare così.
Provare a fare un po' Stevie Wonder e lasciarmi trasportare fiducioso dal cane guida della fantasia.
Facciamo che ci penso un attimo, va là.
Le emozioni ce le ho, i momenti..beh quelli pure.
E allora perchè non scrivo?
Forse perchè la scrittura è anche, e forse soprattutto, fatta di altro. La scrittura sono le idee, la fantasia, la creatività.
E ovviamente l'ispirazione.
Da cosa nasce l'ispirazione, da dove viene fuori ?
Una volta un pittore mi disse che l'ispirazione non se ne va mai, se l'hai avuta una volta questa ti rimane.
Allora le cose sono due, o non l'ho mai avuta oppure la mia benedetta ispirazione è in letargo da un po'.
Perchè sarebbe facile dire che è colpa del poco tempo a disposizione, quando scrivevo di tempo ne avevo poco come adesso.
E' forse anche un questione di volontà.
Ecco, quella sì che mi manca. Mi manca la forza di volontà di sedermi al PC, rileggere quello che ho scritto finora del nuovo romanzo, che ormai è diventato vecchio come me per quanto tempo è lì parcheggiato, e ripartire con la storia che avevo in mente.
Perchè mi sono fermato ?
Lo confesso, non so come farlo finire.
Per gli altri romanzi ho sempre saputo come iniziare la storia e dove sarebbe andata a finire.
Sempre.
Ora questa chiarezza non ce l'ho. Forse non serve neanche averla, forse dovrei solo mettermi a scrivere e vedere se sarà la storia a decidere dove andare e non io a decidere per lei.
Boh, magari dovrei fare così.
Provare a fare un po' Stevie Wonder e lasciarmi trasportare fiducioso dal cane guida della fantasia.
Facciamo che ci penso un attimo, va là.
giovedì 24 marzo 2016
Responsabilità
La
settimana scorsa mio figlio Lancillotto ha subito un piccolo intervento.
Lo
staff medico mi ha rassicurato fin dalla prima visita. “Non si preoccupi. Si
tratta di una cosa da poco, una semplice, banale tonsillectomia. Il Professore
che opererà suo figlio ne ha praticate migliaia durante la sua ventennale
esperienza. È in grado di operare bendato usando solo il piede destro e un
coltellino svizzero”.
Detto
ciò non potevo che sentirmi decisamente sollevato, anzi, in casa si respirava
addirittura un clima di carnevalesca euforia. Mia moglie Ginevra, per
l’occasione, si mise a preparare tonnellate di Tiramisù benaugurante, per la
gioia del nostro piccolo martire, che di lì a pochi giorni avrebbe fatto un
altro passo verso l’età adulta. Un’operazione chirurgica in piena regola. Ciabattine
di spugna e anestesia totale comprese.
La
mattina dell’operazione salutammo nostro figlio con battute simpatiche e pacche
sulle spalle e lo lasciammo alle amorevoli cure delle infermiere, che in pochi
attimi lo prepararono per la discesa verso le immacolate sale operatorie.
In
effetti, nonostante la certezze del buon esito dell’intervento, non posso
nascondere che albergava in me una certa tensione, si trattava sempre del mio
unico figlio e saperlo sotto i ferri non mi faceva certo stare sereno come
fossi sdraiato sotto il sole agostano a Celle Ligure.
Ma è
in questi momenti difficili che si forgia lo spirito delle persone.
L’attesa
fu estenuante, dopo aver sgranocchiato le unghie di mia moglie e di due
infermiere, le mie le avevo già terminate un minuto dopo aver salutato Lancillotto, il frutto del mio amore, il mio giovine
virgulto venne riportato nella sua stanza.
Ora,
devo confessare, io non sono un medico, le mie conoscenze in materia non vanno
oltre alla Borocillina quando ho mal di gola e all’aspirina quando ho l’influenza,
ma appena visto mio figlio, un lievissimo timore che qualcosa non fosse andato
esattamente come nei piani, mi si conficcò malevolo nel cervello.
Anche
vedere la pancia scoperta, avvolta da una grossa fasciatura e il relativo
drenaggio, alimentarono in me tale sconcerto.
“Lancillotto,
come va ? tutto bene ? Hai sentito male ?”
Dopo
un attimo di smarrimento e lo sguardo ancora intontito, il piccolo ebbe la
forza per rispondermi.
“No
papà, non ho sentito niente. Sto bene”.
Rassicurato
per le parole e per il tono lucido, seppur sofferente della risposta, volli fare un passo avanti
nella mia indagine.
“Ma
Lancillotto, come mai ti hanno fasciato la pancia ?”.
“Papà,
il professore mi ha tolto l’appendicite”.
“Cooooosaaaa? Ma sei sicuro ? e come è successo
?” Non potevo credere alle mie orecchie.
“Non
lo so, so solo che il professore mi ha tolto l’appendicite anziché le
tonsille”.
Non
so voi come vi sareste sentiti al posto mio, quello che posso dire è che in
quel momento i miei sentimenti rimbalzavano violentemente tra la rabbia e lo
sconcerto. Tra la voglia di vendetta e la richiesta di chiarimenti.
Insomma,
dovevo fare qualcosa di drastico e definitivo. Punire il colpevole. Cercare la
giustizia e schiaffeggiarla per risvegliarla dal torpore nel quale
evidentemente si era trovata qualche ora prima.
....continua....
Come sapete non ho un figlio di nome Lancillotto. Quindi vien da sè che quanto scritto sopra è solo un raccontino e non la storia vera di un fatto realmente accaduto.
L'ho scritto perchè è da quando ha iniziato ad andare all'asilo nido che sento le maestre parlare di responsabilità.
Bisogna responsabilizzare i ragazzi.
Non è che in sè io sia contrario a questa affermazione, credo solamente che per ogni cosa esista un suo tempo.
E credo soprattutto che sia inutile far correre questi bambini verso l'età adulta a velocità folle.
Lasciamoli crescere con calma. Lasciamo che giochino, che credano alle favoole a lieto fine.
Lasciamo che vivano con leggerezza i pochi anni della loro fanciullezza. Hanno tutta la vita per essere adulti, stronzi e incazzati.
Ma soprattutto ho come l'impressione che la responsabilità che le maestre premono per affibiare ai ragazzi sia uno scarico della loro di responsabilità. Forse sbaglio. Ma quando le sento parlare, il forte dubbio che sia così mi si appiccica addosso come carta moschicida.
Come sapete non ho un figlio di nome Lancillotto. Quindi vien da sè che quanto scritto sopra è solo un raccontino e non la storia vera di un fatto realmente accaduto.
L'ho scritto perchè è da quando ha iniziato ad andare all'asilo nido che sento le maestre parlare di responsabilità.
Bisogna responsabilizzare i ragazzi.
Non è che in sè io sia contrario a questa affermazione, credo solamente che per ogni cosa esista un suo tempo.
E credo soprattutto che sia inutile far correre questi bambini verso l'età adulta a velocità folle.
Lasciamoli crescere con calma. Lasciamo che giochino, che credano alle favoole a lieto fine.
Lasciamo che vivano con leggerezza i pochi anni della loro fanciullezza. Hanno tutta la vita per essere adulti, stronzi e incazzati.
Ma soprattutto ho come l'impressione che la responsabilità che le maestre premono per affibiare ai ragazzi sia uno scarico della loro di responsabilità. Forse sbaglio. Ma quando le sento parlare, il forte dubbio che sia così mi si appiccica addosso come carta moschicida.
giovedì 30 ottobre 2014
riflessione
Ieri
sera ho visto un film in televisione.
Difficilmente
guardo la TV, non c’è mai niente che mi interessi, sono forse diventato un po’
snob ?
Può
essere, è che tutto quello che vedo mi annoia. E quindi faccio altro, tipo
leggere, osservare le foglie sugli alberi ingiallire, giocare con Gaia,
tagliarmi le unghie dei piedi.
Ma
dicevo di ieri sera, scanalando qua e là, prima di abbandonare come sempre le
sterili velleità di trovare qualcosa di decente, mi sono imbattuto in un film
su raitre. Diaz.
Fin
dai primi minuti, guardando le immagini che scorrevano sullo schermo, ho
sentito il cuore che accelerava, una sensazione di disagio, di schifo, di incredulità
crescente mi ha preso stomaco e occhi, appiccicandomi addosso una sensazione di
malessere.
Non
potevo credere a quello che vedevo.
Una
violenza cattiva, inutile, senza giustificazioni. Uomini e donne trattati come
sacchi della spazzatura da uomini che di umano non avevano più niente.
Maltrattamenti
fisici, umiliazioni psicologiche, terrore negli occhi di ragazzi torturati in
ogni modo da rappresentanti della legge, i tutori dell’ordine.
Ho cercato
di pensare che alla fine era solo un film, volevo convincermi che fosse una di
quelle esagerazioni all’americana. Mi aspettavo da un momento all’altro la
comparsa di Chuck Norris o Steven Seagal, che con quattro calci rotanti ben
assestati frantumavano le ossa ai cattivi per rendere giustizia ai buoni. Solo
che i cattivi erano quelli che nella logica collettiva dovrebbero essere i
buoni e non si trattava di un film americano.
Non
posso credere che sia successo davvero. Che una cosa simile sia successa nel
mio paese pochi anni fa.
Non
posso credere che non siano stati puniti i colpevoli di un crimine come questo.
Non
posso credere che le forze dell’ordine siano le bestie che ho visto in azione
nel film.
Voglio
avere fiducia nelle istituzioni, voglio essere certo che il giorno che un
signore in divisa mi dovesse chiedere patente e libretto, non mi riempia di
botte se per caso ho dimenticato di mettere il tagliando dell’assicurazione in
bella mostra. Voglio che se mia figlia un giorno andrà in una manifestazione,
come abbiamo fatto tutti da ragazzi, giusto per fare un po’ di casino ( senza
spaccare, né devastare nulla ), non debba rischiare la vita a causa di polizia
o carabinieri o forestali o vigili del fuoco.
No,
da loro non lo posso accettare.
Voglio vivere in un paese libero, dove
esprimere le proprie opinioni sia ancora possibile. Dove si possa gridare,
protestare senza per questo venir trattati come carne da macello.
Spero
nel rispetto delle persone e delle idee. Sono antico, un sognatore ?
Forse, ma forse è
proprio la mancanza idi sogni che ci fa comportare come bestie ( senza offesa
per gli animali ).
giovedì 24 luglio 2014
Il lavoro nobilita l'uomo.
Buongiorno, mi chiamo Valdo,
Marco Valdo. Ho quarantasei anni e lavoro, diciamo così, per una grande
multinazionale.
In azienda, durante la mia lunga vita
professionale, ho fatto un po’ di tutto, fino a ricoprire quei ruoli che annoverano
la parolina magica Manager prima o dopo altre roboanti oscenità, ma sempre in
rigoroso inglese. Che fa molto più professional.
Ho lavorato il sabato e la domenica quando mi veniva chiesto. Ho saltato le
meritate ferie, quando mi veniva chiesto. Non ho mai contato le ore di
straordinario elargite durante questi anni, del resto ho partecipato a progetti
che avevano troppi momenti nei quali la mia presenza era di estrema necessità
per la loro buona riuscita per potermi tirare indietro.
Ero parte del sistema, e mi
comportavo esattamente come uno dei tanti ingranaggi di una catena che, gioco
forza, deve continuare a girare.
Poi un bel giorno, ma forse
dovrei dire brutto, il progetto nel quale lavoravo si è interrotto
repentinamente, così io e tanti altri come me ci siamo trovati dal lavorare a
cottimo al freddo dell’aria condizionata dell’ufficio alle calde pantofole a
casa: in cassa integrazione, prossimo alla mobilità. Tutto questo è avvenuto nell’arco
di un battito di ciglia. Ma certo, lavoravo a progetto. Anzi no, a dire il vero
il mio è un contratto a tempo indeterminato. E allora come mi è potuta
succedere una cosa simile ?
Nel giro di pochi mesi sono
passato dall’essere un vanto grazie alla mia conclamata “seniority”, all’essere un costo insopportabile. Le mie competenze ad
un tratto non servivano più. O forse sì, ma sicuramente ad altre cifre. Sono
diventato un peso.
In realtà che le cose stessero
cambiando, in peggio ovviamente, l’ho intuito ( lo so non sono proprio un genio
) quando hanno iniziato a parlare di noi come di costi. Mah !
Nel lavoro, ho imparato, devi
essere bravo, competente e disponibile, e costare come un bambino di quelli che
cuciono i palloni da calcio in Bangladesh. Non è proprio facilissimo, in
Italia, costare come un bimbo voglio dire, soprattutto quando hai più di vent’anni
di lavoro sulle spalle e ti hanno sempre chiamato “professionista”.
Ma tant’è. Ora che sono in “cassa”
avrò tanto tempo da dedicare alle mie cose, i miei cosiddetti hobby. Solo che
quando sono in casa sono di intralcio al resto della famiglia, do fastidio alla
moglie, che ha tante cosa da fare ( beata lei ! ), non parliamo dei figli, che
prima erano abituati a vedermi pochi minuti al giorno e ora mi vedono
ciondolare di qua e di là senza avere una sporca ultima meta da conquistare. Se
esco per fare due passi mi viene spontaneo fermarmi a guardare i lavori nelle
strade. Tenendo le mani incrociate dietro la schiena e borbottando parole
incomprensibili, ma che lasciano trasparire il disappunto per come lavorano quegli
uomini in divisa arancione e guanti sozzi. Ci manca solo che mi compri uno di
quei cagnolini in formato nutria col quale passare lunghe ore a chiacchierare animatamente
e sarò esattamente come non mi sarei mai sognato di diventare.
A volte vado a fare la spesa, in
bici, mi soffermo a lungo per cercare l’insalata più verde, la frutta più
succosa. Sto diventando una brava massaia.
È questo il mio futuro ? No,
grazie.
Allora penso che forse dovrei
rimettermi in gioco, del resto sono ancora giovane, mi mancano vent’anni alla
pensione. Sono un ragazzino, lavorativamente parlando chiaro, che se penso ai
dolori alla schiena meglio lasciar perdere.
Dicono che all’estero il lavoro c’è.
E via verso la locomotiva d’Europa, la Germania, un paio d’anni nei pressi del
mare del Nord, qualche rientro a casa nel week end a salutare la moglie e i
figli, per far vedere che sono ancora vivo, e controllare che non abbiano
cambiato la serratura della porta di casa. Scherzo, non lo farebbero mai,
odiano il fabbro che lavora sotto casa. In breve tempo mi renderei conto che
sto perdendo gli anni della loro crescita, quegli anni che faranno di loro gli
uomini e le donne di domani. Ma d’altra parte sto acquisendo reumatismi da
umidità e fegato ingrossato da wurstel e crauti. Uno scambio equo tra dare e
avere.
Azzardo un accostamento
temerario. Gli uomini delle caverne lasciavano moglie, ma forse dovrei dire
compagna, visto che il sacramento del matrimonio ancora non esisteva, e figli
per avventurarsi lontano, a caccia. Stavano via finché non avevano trovato
quello che cercavano per dare sussistenza alla famiglia e poi tornavano. Ecco, io oggi dovrei fare lo stesso. Andare a
caccia. Evviva il progresso. L’evoluzione della specie. Ciao Darwin, come
direbbe Bonolis.
Ma potrei anche non dover andare
troppo lontano. Se mi offrissi per un contratto a progetto a che so, seicento
euro al mese, sono quasi sicuro che un lavoretto lo troverei.
Sarebbe svilente ? beh, se
l’alternativa è conversare con il cane topo con la pancia gonfia di birra…
Oppure potrei rimettermi a
studiare, sono un po’ arrugginito ma non ancora del tutto rincoglionito. Rimane
il fatto che poi qualcuno dovrebbe essere disposto a far lavorare un giovane
vecchio come me.
E se mi mettessi in proprio ? ma
certo, apro un bar…sì, con un piede di porco ! I soldi dove li trovo ? i
finanziamenti li danno ai giovani, io sono giovane ma non così esasperatamente
giovane.
Oh mamma quanti problemi. E io
che pensavo che dopo una vita di lavoro mi sarei potuto godere una vecchiaia
decorosa, ma neanche una mezza età dignitosa riesco a strappare, se vado avanti
così.
Sono Valdo, Marco Valdo, ho quarantasei anni,
vivo in un mondo globalizzato che corre sempre più veloce, ho tante idee , sono
disoccupato e non ho neanche la bicicletta, me l’hanno rubata davanti
all’esselunga.
martedì 1 luglio 2014
ebook gratis - Adam Clayton, un gatto, un topo e l'elefante
http://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/adam-clayton-un-gatto-un-topo-e-l-elefante
per questa settimana è disponibile al link qui sopra la versione gratuita del mio romanzo.
Io ne approfitterei...
giovedì 12 giugno 2014
Dalla carta al File
Vi avevo già detto che mi sono comprato un lettore di e-book ? no ?
Ebbene è proprio quello che ho fatto qualche mese fa, me lo sono regalato per il compleanno.
Chi mi conosce sa bene che sono sempre stato molto ritroso circa il tenere tra le mani l'oggetto libro che non fosse la tanto amata carta. L'idea di abbandonare il caro e vecchio supporto cartaceo, con il suo odore, il suono delle pagine che scorrono sotto le dita lasciando srtotolare la storia di foglio in foglio non mi convinceva affatto.
Ma poi le cose cambiano, soprattutto quando il tuo collega compagno di scrivania non fa altro che tessere lodi sul suo e-book reader.
Quindi, in un pomeriggio di follia e grazie ad una super offerta, l'ho preso.
Ora, che sono passati alcuni mesi, posso finalmente fare una prima stima dell'acquisto.
Sono qui che penso agli aspetti negativi di questa "botta di vita" tecnologica e me ne viene in mente solo uno.
Ogni volta che entro in una libreria o passo, il sabato pomeriggio, davanti al reparto libri dell'Esselunga, mi sembra stranissimo non comprare niente. Mi lascia una sensazione di vuoto uscire da lì senza neanche un libro nel carrello. Non mi sembra giusto trattarli così, passo di fianco allo scaffale con lo sguardo basso, mi vergogno un po', li sento che mi chiamano. Sono come un bastardo che abbandona il suo cagnolino in autostrada. Per tanti anni li ho accarezzati, soppesati, sfogliati e poi caricati nel carrello traboccante di ogni ben diddio e ora li schivo. Non si fa così.
Ma a parte questo sentimento controverso devo ammettere che è stato un grande acquisto.
In pochi minuti sono venuto in possesso di qualche migliaio di libri, me li ha passati un amico di un amico di un cugino...insomma ne ho tanti.
I titoli sono per me per lo più sconosciuti ma credo sia anche questo una forma di "fortuna". Quante volte non ho comprato un libro perché non mi convinceva la copertina, o la quarta di copertina o non conoscevo l'autore e quindi non mi andava di spendere dei soldi un po' al buio. Cosa che, a dire il vero, ho fatto comunque parecchie volte. Adesso posso dedicare una fetta del mio tempo a leggere romanzi che mai avrei immaginato di leggere, e lo posso fare gratis. Vabbè, è come se avessi trovato nella cantina della nonna mille libri di carta, avrei avuto lo stesso tipo di occasione. Solo che non ho la nonna...
Poi c'è la comodità di un unico oggetto che mi consente di accedere a non so quanti libri. Non è affatto trascurabile, dal momento che di spazio in casa per i libri me ne era rimasto poco. E cosa vogliamo dire del dizionario incorporato ?
Cosa devo dire, pur amando i libri di un amore antico, sento di aver dato una svolta, forse definitiva, al mio modo di leggere.
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